Antica Farmacia

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Entrare nell'Antica Farmacia è un'esperienza singolare ogni volta che accade.
Aperta la porta l'ingresso, entri in un locale che ti fa provare una certa emozione: a sinistra armadi del Cinquecento in castagno, di fronte e a destra vetrine con i prodotti della farmacia.

L'accesso alla sala delle vendite avviene attraverso una porta a due battenti.
Anche qui, come in tanti altri luoghi del monastero, ritrovi il simbolo della comunità monastica: il calice e le colombe intagliate in due formelle simmetriche.
Superata questa porta, ti trovi in una stanza dalla luce soffusa: pareti e soffitto sono completamente rivestite di legno.

Questo sontuoso allestimento risale all'antica farmacia dei primi anni del Cinquecento.
Per l'esattezza al 1513, quando essa venne nuovamente ripristinata dalle distruzioni di uno dei molti incendi che l'hanno danneggiata e talora anche distrutta.

Se entri per la prima volta, non sai dove posare gli occhi, tante sono le cose che ti attraggono.
Dal soffitto a cassettoni alle vetrine illuminate e piene di prodotti.
Dagli armadi con ante impreziosite da intagli, ai ripiani rivestiti di stoffa rossa.
Dalle cassettiere poste in alto vicino al soffitto, alle immagini dei santi protettori incastonate in cornici ovali.
Una porta a sinistra immette nel laboratorio galenico: una meraviglia tutta da scoprire!
Ma anche la porta a vetri a destra ti incuriosisce e vorresti entrare: di qui vanno e vengono le persone che vedi dietro il banco.

Ma perchè mai la farmacia in un monastero per di più isolato dai centri abitati?

Rispondere alla domanda - perchè una farmacia in un monastero? - risulta, di fatto, più semplice e ovvio di quanto possa sembrare:
come ogni persona, anche il monaco si ammala e ha perciò bisogno di cure.

Tuttavia, data la lontananza da centri abitati di una certa importanza - come Arezzo e Firenze - i monaci sono stati costretti dalle circostanze ad auto organizzarsi a livello sanitario.

Perciò, sin dall'inizio dell'esperienza monastica di Camaldoli era consuetudine che un monaco (lo speziale) - designato dalla comunità per la sua attenzione alle persone, per la sua sensibilità umana e per la sua preparazione in campo sanitario - si occupasse dell'assistenza medica dei confratelli malati.

A Camaldoli, l'antico monaco speziale preparava, secondo il ricettario del monastero, le medicine e le novità terapeutiche.
Un documento storico del 1510 conferma che esisteva nelle vicinanze del monastero di Camaldoli un orto botanico dove si coltivavano "un gran numero di quelle piante che si riferiscono alla famaceutica".

Con il mutar del tempo anche la consuetudine di un'assitenza sanitaria "fatta in casa" segnò il passo.

Infatti, da alcuni documenti del XV secolo si certifica che la comunità monastica preferì affidarsi alle cure di un medico professionista della zona, il quale veniva regolarmente stipendiato dai monaci.

Dell''assistenza sanitaria non ne beneficiavano soltanto i monaci dell'Eremo e del Monastero di Camaldoli ma anche le popolazioni dei paesi limitrofi, come: Moggiona, Serravalle, Badia Prataglia, Partina, Soci, Lierna ecc....

Trattandosi prevalentemente di povera gente, le medicine, così come le visite mediche erano totalmente a carico della comunità monastica.