L’Eremo di Camaldoli

eremo

L’Eremo di Camaldoli (Eremo):

  • viene fondato da san Romualdo in una radura scoscesa denominata Campo di Maldolo, concessa insieme alla selva circostante dal vecovo Teodaldo di Arezzo verso la fine del primo quarto dell’XI secolo.

  • Come sua consuetudine, il santo eremita lascia ben presto la nuova fondazione, dove rimangono i suoi discepoli Pietro detto Dagnino, un altro Pietro, Benedetto, Giso e Teuzo.

  • Romualdo, giunto ormai al termine della vita, si reca in Val di Castro (Ancona), ultima tappa del suo lungo itinerare, dove muore il 19 giugno 1027.

  • Camaldoli è l’ultima fondazione romualdina, l’ultimo luogo in cui Romualdo trova il deserto che desiderava, dove ancora organizza un gruppo di eremiti dando loro la norma di «digiunare, tacere e restare in cella».

  • Ben presto, grazie a nuove fondazioni e affiliazioni, l’Eremo di Camaldoli divenne uno dei centri irradianti il monachesimo occidentale passato l’anno Mille. I camaldolesi, dopo l’espansione in Italia, giungeranno in Austria, Ungheria, Polonia, Lituania, Francia, Spagna, e sul finire del XIX secolo in Brasile. Il XX secolo ha visto la fondazione di nuove case negli Stati Uniti, Brasile, Tanzania, Colombia e Venezuela, l’affiliazione di un ashram dell’India. Nel 2010 un nuovo monastero dedicato a San Romualdo è stato aperto in Tanzania.

«Vi rendiamo dunque noto, fratelli carissimi, che l’eremo di Camaldoli fu edificato dal santo padre eremita Romualdo per ispirazione dello Spirito Santo e su preghiera del religiosissimo vescovo aretino Teodaldo, insieme a una chiesa che il suddetto vescovo consacrò al nome del santo Salvatore nell’anno mille e ventisette dalla sua incarnazione. Costruite lì cinque celle, il santo vi stabilì cinque suoi confratelli, cioè Pietro, detto Dagnino, uomo accorto e devoto, lo pose a capo degli altri quattro fratelli e dette loro la regola di digiunare, tacere e restare in cella. Fatto ciò, trovò più in basso un luogo chiamato Fonte buono, e lì costruì una dimora, stabilendovi un monaco con tre conversi per l’accoglienza degli ospiti, per rispondere loro con dolcezza e provvedere con carità e affinchè l’eremo restasse appartato e lontano dai rumori del mondo».

(Costituzioni di Rodolfo, II, 1-5, in Consuetudo Camaldulensis, a cura di P. Licciardello, Firenze 2004, pp. 4-5.)


«Sappia perciò l’amore di tutti i fedeli cristiani che noi, per amore dell’affettuoso ricordo del nostro padre spirituale e celeberrimo eremita Romualdo, con comune consiglio e consenso dei nostri fratelli chierici doniamo e concediamo, come medicina per l’anima nostra e di tutti i nostri successori vescovi, a Pietro, venerabile eremita, a uso e consumo dei confratelli che sotto di lui conducono vita eremitica e ai suoi successori eremiti una chiesa in mezzo alle Alpi, di diritto del vescovo di San Donato, che noi, pregati dal suddetto eremita Romualdo, abbiamo consacrato a onore e al nome del santo Salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo.

Essa si trova nel territorio aretino, ai piedi delle Alpi che dividono la Toscana e la Romagna, nel luogo che è detto Campo di Maldolo».

Dal diploma di Teodaldo vescovo di Arezzo dell’agosto 1027.

(I Padri camaldolesi, Privilegio di amore, a cura di C. Falchini, Magnano 2007, pp. 317-318)